Gli aquiloni credono che la terra sia legata ad un filo...

IL MUSEO DEDICATO ALL'ARTE DEL VENTO

Gli aquiloni credono che la terra sia legata a un filo

Il museo gestisce la collezione iniziata negli anni ’70 dal pittore Claudio Capelli, ideatore e organizzatore dal 1981 del festival di Cervia proprio in nome della sua originale passione per l’arte del vento.  Composto da un immenso patrimonio di beni e di saperi catalogati in ordine cronologico, secondo la provenienza geografica o in base a criteri estetici più innovativi, l’archivio rende disponibile in maniera permanente un capitale culturale di impareggiabile valore per la realizzazione di attività espositive, didattiche, di ricerca e di promozione turistica.

LA PROSSIMA MOSTRA

Dopo aver inaugurato la propria attività itinerante a 40 anni esatti dalla nascita del festival di cui conserva lo straordinario lascito materiale, il Museo dell’Aquilone torna a riempire di magia gli spazi del Magazzino del Sale per la mostra collaterale del 42°ARTEVENTO CERVIA Festival Internazionale dell’Aquilone, intitolata Il Giro del Mondo in 80 Aquiloni.
In programma nel cuore della stagione turistica, dal 3 al 16 Luglio, il nuovo percorso espositivo fra i tesori dell’archivio approfondisce le suggestioni abbozzate nel prequel del 2021: occasione didattica e divulgativa straordinaria, in attesa dell’assegnazione di una sede espositiva permanente, la mostra accompagna il visitatore alla scoperta dei maestri di una millenaria forma d’arte in costante dialogo con l’ambiente.

Ingresso gratuito

Aperto tutti i giorni
Mattina dalle 10:30 alle 12:30
Pomeriggio dalle 16:00 alle 20:00
Sera dalle 21:00 alle 23:00

IL MUSEO DELL'AQUILONE

IL MUSEO DELL’AQUILONE

Relegato dal luogo comune all’immaginario ludico dell’infanzia, l’aquilone veicola in realtà una molteplicità di usi e significati che accompagnano in maniera trasversale la storia dell’umanità e, proprio per questo motivo, rappresenta un fantastico oggetto di ricerca antropologica, prestandosi agli approfondimenti di carattere storico e scientifico oggetto dell’attività didattica del museo.

Nelle foto tre documenti dall’archivio del museo: “Le marelle et le cerf-volant”, acquaforte di Jacques Stella tratto da “Les ieux et plaisirs de le enfance” di Claudine Bouzonnet – Stella, 1657 “The March of Intellect. Lord how this world improves as we grow older”, stampa acquerellata di William Heath, 1829 e l’esempio contemporaneo di art naif “Ninos volando barrilettes” di Alexander Usen

Benché non ci siano certezze assolute sull’origine dell’aquilone, le fonti inducono a pensare che esso sia nato in Cina oltre 2500 anni fa e che si sia poi diffuso nel resto del mondo secondo tre rotte principali: prima in Corea e in Giappone, poi in Malesia, Indonesia, Thailandia e Isole del Pacifico, quindi in Arabia e in Europa attraverso Birmania e India. Ed è proprio la sua misteriosa genesi, insieme alle straordinarie fattezze che ha assunto lungo il corso della sua storia, a rendere l’aquilone una delle invenzioni dell’uomo più affascinanti e versatili. Lo studio di quello che si può definire, dal punto di vista tecnico, un oggetto più pesante dell’aria capace di volare, vincolato a terra da un filo, sfruttando la forza di portanza generata dal vento, schiude fantastiche prospettive di approfondimento, mettendo in relazione tutti i campi dello scibile umano.
Associato in molte culture del mondo alla sfera dell’ultraterreno e utilizzato per stabilire un contatto con l’aldilà, propiziare raccolti, nuove vite o climi favorevoli, l’aquilone è stato usato fin dal V secolo a.C. anche per innumerevoli scopi pratici come sollevare e trasportare uomini e cose, pescare, effettuare misurazioni, rilievi meteorologici, navigare, trasportare slitte, o lanciare messaggi. Nello specifico, a partire dal 18° secolo, viene utilizzato nel contesto di alcune delle ricerche scientifiche che cambiano in maniera decisiva la storia dell’umanità. Dalla dimostrazione della natura elettrica del fulmine di Franklin (1750), alle ricerche che portarono i fratelli Wright al prototipo di un velivolo motorizzato controllato (1903), passando per l’esperimento di telegrafia di Marconi – che si avvalse proprio di un aquilone per trasportare un’antenna ricevente mobile e mettere in collegamento per la prima volta l’America e l’Europa (1901) – si può affermare che senza gli aquiloni il mondo non sarebbe quello che è oggi.

Obiettivo  del museo è tradurre le ricerche antropologiche, storiche e scientifiche sul suo tema in occasioni di approfondimento didattico per una sperimentazione fisica e condivisa dell’atto creativo, in grado di capace di educare all’empatia e alla comprensione attraverso le arti visive, e di favorire lo sviluppo di un pensiero critico sui temi connessi alla sostenibilità ambientale. Riconoscendo al mondo dell’arte e della divulgazione il proprio ruolo di responsabilità nel proporre nuove visioni per un cambiamento culturale legato allo sviluppo di una coscienza collettiva e all’attivazione di comportamenti virtuosi, il Museo dell’Aquilone celebra il matrimonio tra l’arte e l’ambiente, dimostrando che il rapporto tra il vento e l’ingegno ha non solo determinato il progresso dell’umanità fino ad oggi, ma può giocare un ruolo fondamentale in prospettiva soprattutto del domani e della salvaguardia dell’ecosistema anche attraverso l’eolico in quanto fonte inesauribile di energia rinnovabile.

I PERCORSI TEMATICI

I PERCORSI TEMATICI

Raccogliendo migliaia di esemplari provenienti da ogni parte del mondo, donazioni delle delegazioni ospiti del festival di Cervia e documenti di varia natura, l’archivio del museo consente di tracciare percorsi di approfondimento che non si limitano ad una semplice ricostruzione cronologica della biografia dell’oggetto, ma favoriscono approcci inediti intenzionati a celebrare in primis l’unità nella diversità e l’aquilone come simbolo di pace e paradigma di un dialogo multiculturale, oltre che come strumento di un dialogo sostenibile con l’ambiente.

Alcuni esempi di aquiloni etnici appartenenti al museo in foto di archivio relative alle delegazioni ospiti al Festival dell’Aquilone di Cervia: il Thai Kite Heritage Group dalla Tailandia con gli aquiloni chula e pakpao, il team giapponese del Dott.Hasegawa dalla città di Toyama con l’iguri dako e la famiglia di Abdul Halim, ambasciatore della tradizione malese nel mondo, con l’aquilone wau bulan

Al fascino dell’oggetto protagonista di studio, il museo risponde con dinamiche trasversali che raccontano, insieme alla storia dell’aquilone, anche quella dell’uomo, dai prodotti culturali ai rapporti sociali, per costruire collettivamente risposte eticamente consapevoli. Benché la maggior parte delle fonti concordino sulla Cina come paese natale dell’aquilone è infatti plausibile che in diversi luoghi del mondo, a un dato momento della sua evoluzione, l’uomo si sia cimentato più o meno casualmente con il suo volo, sollecitato da un primigenio senso di meraviglia al cospetto della natura o da un bisogno contingente. Si pensi alla testimonianza secondo la quale l’aquilone deriverebbe da un filo legato a un cappello per non perderlo al primo colpo di vento oppure all’aquilone foglia della Martinica, che precede qualsiasi complessità costruttiva, “semplicemente” brigliando, arcuando e dotando di coda stabilizzatrice un elemento che il vento da solo avrebbe fatto altrimenti volare via.

L’uomo che si stupisce di fronte alle forze della natura è lo stesso che impara poi a sfruttarle come insegna la storia dell’aquilone, il quale ora ci suggerisce finalmente come affidarci a fonti di energia rinnovabile, come quella eolica prodotta dal vento…

Fino all’inizio del ‘900 l’aquilone è stato l’unico oggetto costruito dall’uomo capace di volare sotto il suo controllo, e grazie alla facilità di reperire i materiali per la sua costruzione, dalle fibre vegetali fino alla stoffa e alla carta, esso ha avuto la straordinaria diffusione che il museo documenta ora attraverso una serie di percorsi espositivi che ne presentano sia l’aspetto strumentale che quello squisitamente estetico.

I LABORATORI DIDATTICI

I LABORATORI DIDATTICI

Imparare, sognare, fare, volare: il museo attiva nuove relazioni fra arte, ambiente e didattica, preferendo il vento come energia propulsiva di dinamiche estetiche nuove e proponendo laboratori, corsi di formazione, seminari e residenze adatti a partecipanti di ogni età ed abilità.

Nato per una felice coincidenza del destino nel centenario dalla nascita di Gianni Rodari, il museo interpreta in maniera originale proprio la sua grammatica della fantasia, attribuendo all’immaginazione connessa con la poetica del volo un ruolo decisivo nel suscitare quell’energia del fare creativo che è tanto liberatoria per il bambino quanto per l’adulto. Versatile oggetto di sperimentazione, l’aquilone esprime nell’efficacia del gioco educativo tutta l’importanza dei suoi molteplici significati, prestando il fianco ad approfondimenti di carattere antropologico, artistico, storico e scientifico e ponendosi al centro di una nuova modalità formativa intesa a favorire attraverso la creatività manuale anche lo sviluppo di un pensiero critico e poetico sia a livello individuale che collettivo.

Nei suoi atelier, il museo educa alla costruzione non di un semplice gioco, ma dell’emblema perfetto di una società resiliente, promotrice, attraverso il fare artistico condiviso con i bambini della comunità, di un stile di vita sostenibile anche a livello etico e sociale.

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